Diritto del Lavoro

Licenziamento ritorsivo: perché un licenziamento ingiusto non è per forza una vendetta

Sproporzione della sanzione o causale insussistente non bastano a rendere nullo per ritorsione il licenziamento: la Cassazione, dal 2024 al 2026, chiede elementi ulteriori che provino l’intento di rappresaglia come motivo unico e determinante.

Permessi 104 e licenziamento: quando l’abuso regge in giudizio e quando no

Due ordinanze della Cassazione del 2025 sui permessi ex art. 33 L. 104/1992 con esiti opposti: il licenziamento regge se il datore prova lo sviamento dall’assistenza, cade se si limita a lamentare lacune documentali.

Ferie non godute e indennità sostitutiva: tocca al datore provare di averle fatte godere

Dalla Cassazione n. 21780/2022 alle pronunce del 2026: il datore perde la partita sull’indennità per ferie non godute se non prova l’invito formale e l’avviso della perdita. Conferme, adattamenti e limiti fissati dalla Suprema Corte.

Il comporto come dato oggettivo: come la Cassazione ha trattato il principio

Il periodo di comporto matura per il solo decorrere delle assenze, a prescindere da cio che il datore sa: la Cassazione 2025 ne trae lo scomputo delle assenze non computabili anche senza comunicazione, ma ne segna i limiti su conversione delle ferie, tempestivita del recesso e tutela della maternita.

Chat aziendali e videosorveglianza: quando le prove del datore reggono in giudizio

Due pronunce della Cassazione del 2025 sui controlli tecnologici del datore di lavoro arrivano a esiti opposti: licenziamento confermato in un caso, illegittimo nell’altro. Cosa ha fatto la differenza tra art. 4 dello Statuto dei Lavoratori e controlli difensivi in senso stretto.

Mobbing escluso ma datore condannato: l’ambiente di lavoro stressogeno

Dal 2023 la Cassazione ha spostato il baricentro: se il giudice esclude l’intento persecutorio, deve comunque verificare se il datore abbia violato l’art. 2087 c.c. tollerando un ambiente di lavoro stressogeno. L’albero delle citazioni dal 2023 al 2025.

Controlli difensivi e fondato sospetto: cosa può davvero verificare il datore di lavoro

Dalla sentenza del 2021 all’ordinanza del 2026 su badge e tornelli: come la Cassazione ha delimitato i controlli difensivi del datore di lavoro, l’onere di provare il fondato sospetto e l’utilizzabilità dei dati a fini disciplinari.

Non ho mandato il certificato medico: possono licenziarmi? Il Tribunale di Oristano dice no

Un manovale edile precipita da dieci metri nel cantiere in cui lavora. Per sei mesi la compagna manda i certificati INAIL via WhatsApp, poi i messaggi si interrompono: l’uomo e’ ancora inabile, ma non lo comunica piu’. L’azienda lo licenzia in tronco per assenze ingiustificate, prima ancora che scada la prognosi. Il Tribunale di Oristano (sentenza n. 164/2026) dichiara il licenziamento illegittimo: le assenze erano giustificate, mancava solo la comunicazione.

Ho registrato il mio capo: possono licenziarmi? Il Tribunale di Torino ordina la reintegra

Una lavoratrice registra il colloquio con i vertici, lo rivela in assemblea e viene licenziata per giusta causa. Il Tribunale di Torino (sentenza n. 3715/2026) annulla il recesso: la registrazione era difensiva, quindi il fatto contestato e’ giuridicamente insussistente. Reintegrazione nel posto di lavoro.

Mi possono licenziare se non raggiungo gli obiettivi? Il Tribunale dice no

Quattordici anni in azienda, premi di risultato ogni anno, nessuna contestazione. Poi una tabella di percentuali e il licenziamento per giusta causa. Il Tribunale di Trento annulla il recesso e ordina la reintegra: il dipendente non promette un risultato, promette il proprio lavoro diligente.