10 Agosto 2026

Licenziato per malattia: quando è illegittimo e cosa fare

In breve

Se sei assente per malattia con regolare certificato, il datore di lavoro non può licenziarti per quelle assenze finché non superi il periodo di comporto, cioè il numero massimo di giorni di malattia che il contratto collettivo ti garantisce senza perdere il posto. Non può nemmeno aggirare la regola chiamando le assenze «scarso rendimento» senza prove concrete. Se il vero motivo è punirti perché ti sei ammalato, il licenziamento può essere dichiarato nullo, con la reintegra. Hai 60 giorni per contestarlo.

Sei stato licenziato per malattia, o meglio per le assenze dovute alla malattia, anche se avevi sempre mandato i certificati? Magari nella lettera non c’è scritto «malattia» ma «scarso rendimento» o «assenze strategiche». In questa guida capisci quando un licenziamento del genere è illegittimo e cosa fare subito.

Licenziato per malattia: cos’è il periodo di comporto

L’articolo 2110 del codice civile ti protegge quando sei malato. Dice che, in caso di malattia, il datore di lavoro può recedere dal contratto solo dopo che è trascorso il periodo stabilito dalla legge, dal contratto collettivo, dagli usi o secondo equità. Questo periodo si chiama comporto: è il tetto di giorni di malattia oltre il quale l’azienda può licenziarti.

Quanto dura? Lo decide il contratto collettivo applicato al tuo rapporto (di solito è indicato in busta paga). Per fare un esempio, nel contratto dell’edilizia applicato nel caso di Bari, per gli impiegati con più malattie il limite va da nove a quindici mesi in un arco di trenta mesi, a seconda dell’anzianità.

Finché il comporto non è superato, le assenze per malattia certificata sono giustificate: non sono una mancanza tua e non possono essere usate per licenziarti. Il datore può contestarle solo con prove concrete, per esempio se dimostra che durante la malattia facevi un altro lavoro.

Cosa fare subito se ti licenziano per le assenze per malattia

  1. Raccogli tutti i certificati medici. Con le date e le ricevute di invio. Sono la base della tua difesa.
  2. Verifica il comporto. Conta i giorni di malattia e confrontali con il limite del tuo contratto collettivo. Non fidarti solo del conteggio dell’azienda.
  3. Leggi bene la lettera. Se parla di «scarso rendimento» ma la ragione vera sono le tue assenze per malattia, segnalalo all’avvocato: è proprio il caso deciso dal Tribunale di Bari.
  4. Se ricevi una contestazione, rispondi per iscritto. La legge (articolo 7 dello Statuto dei lavoratori) vieta al datore di applicarti sanzioni più gravi del rimprovero verbale prima che siano passati cinque giorni dalla contestazione scritta. Usa quel tempo per spiegare, con i certificati, che le assenze erano malattie vere.
  5. Contesta il licenziamento entro 60 giorni. L’articolo 6 della legge 604 del 1966 prevede 60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento per contestarlo per iscritto. Poi, entro 180 giorni, va depositato il ricorso in tribunale o chiesto il tentativo di conciliazione.

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Cosa hanno deciso i giudici sui licenziamenti per malattia

Impiegata licenziata per «assenze strategiche» del giovedì e venerdì: licenziamento nullo e reintegra
Tribunale di Bari, sezione lavoro, sentenza n. 4074 depositata il 31 ottobre 2025

Un’impiegata amministrativa si assenta per malattia in alcune settimane del 2023, spesso dal giovedì al venerdì, sempre con certificato medico. L’azienda sostiene che sia un modo per allungarsi il fine settimana e ostacolare un trasferimento appena deciso. Le contesta uno «scarso rendimento» e la licenzia in tronco. Il comporto non era stato superato: nessuno lo metteva in dubbio.

Il giudice ha dato ragione alla lavoratrice. I certificati non erano mai stati contestati, l’azienda non aveva dimostrato alcun danno concreto e il lavoro amministrativo era svolto soprattutto da un collega. Per il Tribunale il vero motivo era punirla per essersi ammalata: licenziamento ritorsivo, cioè una vendetta, e quindi nullo.

«Il licenziamento risulta certamente nullo per contrarietà a norma imperativa, nonché per insussistenza dei fatti posti alla base del licenziamento».

Risultato: reintegra nel posto di lavoro, un’indennità pari alle retribuzioni perse fino al rientro (mai meno di cinque mensilità) e il pagamento dei contributi.

Comporto superato ma nessun avviso come prevedeva il contratto: licenziamento illegittimo
Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n. 12293 del 9 maggio 2025

Un lavoratore viene licenziato per aver superato il comporto. Il suo contratto collettivo, però, obbligava l’azienda ad avvisarlo almeno un mese prima della scadenza, così da permettergli di chiedere ferie o un’aspettativa e salvare il posto. L’avviso era arrivato tardi, dopo la scadenza.

Per la Cassazione un avviso in ritardo vale come un avviso mai dato: il licenziamento è rimasto illegittimo. Cosa significa per te: anche quando il comporto è davvero superato, conviene leggere il contratto collettivo, perché può prevedere obblighi che l’azienda non ha rispettato.

Gli errori da evitare

  1. Non conservare i certificati. Senza certificati le assenze possono diventare «ingiustificate», e allora il discorso cambia.
  2. Fidarti del conteggio dell’azienda. Il calcolo del comporto dipende dal contratto collettivo e va rifatto con attenzione.
  3. Non rispondere alla contestazione. Il silenzio non ti aiuta: spiega per iscritto, allegando i certificati.
  4. Credere che lo «scarso rendimento» non si possa contestare. Il datore deve dimostrarlo con dati concreti e con un danno reale. Se dietro ci sono solo malattie certificate, il licenziamento è a rischio.
  5. Fare altri lavori durante la malattia. È uno dei casi in cui il datore può davvero mettere in dubbio le tue assenze.

Per approfondire leggi la nostra guida su licenziamento e periodo di comporto e l’articolo su quando un licenziamento è davvero ritorsivo.

Domande frequenti

Possono licenziarmi se sono spesso in malattia?

Per le sole assenze per malattia, solo dopo che hai superato il periodo di comporto previsto dal tuo contratto collettivo. Prima di quel limite le assenze certificate sono giustificate e non possono fondare un licenziamento.

Cos’è il periodo di comporto e dove trovo quanto dura?

È il numero massimo di giorni di malattia durante i quali conservi il posto di lavoro. La durata la stabilisce il contratto collettivo applicato al tuo rapporto, che di solito è indicato in busta paga.

Il datore può dire che le mie assenze sono «strategiche» o che ho uno scarso rendimento?

Può dirlo, ma deve dimostrarlo con prove concrete, come un calo reale di produttività e un danno all’azienda. Nel caso deciso dal Tribunale di Bari mancavano queste prove e il licenziamento è stato dichiarato nullo.

Cosa succede se il licenziamento è ritorsivo?

Se il vero e unico motivo è punirti, per esempio perché ti sei ammalato, il licenziamento è nullo. Il giudice può ordinare la reintegra, con un’indennità pari alle retribuzioni perse fino al rientro, mai inferiore a cinque mensilità, e i contributi.

Quanto tempo ho per impugnare un licenziamento per malattia?

La legge 604 del 1966 prevede 60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento per contestarlo per iscritto. Poi, entro 180 giorni, bisogna depositare il ricorso in tribunale o chiedere il tentativo di conciliazione.

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