31 Ottobre 2026

Licenziamento in gravidanza: è nullo? Cosa fare subito

In breve

Il licenziamento in gravidanza è nullo: la legge vieta di licenziare una lavoratrice dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Il divieto vale anche se tu o il datore non sapevate della gravidanza, e vale anche se l’azienda parla di assenze per malattia o di crisi. Le eccezioni sono poche e precise. Se ti è successo, conserva la lettera, procurati il certificato e contesta il licenziamento per iscritto entro sessanta giorni.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento mentre sei incinta, o da poco mamma? Il licenziamento in gravidanza è uno dei casi in cui la legge ti protegge di più. Non significa che l’azienda non possa provarci: significa che, se lo fa, il licenziamento può essere dichiarato nullo, cioè come se non fosse mai esistito.

Quando il licenziamento in gravidanza è nullo

La norma di riferimento è l’articolo 54 del Testo unico sulla maternità (D.Lgs. 151/2001). Dice che le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio della gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro, cioè i mesi di astensione obbligatoria, e fino a quando il bambino compie un anno.

Il divieto, spiega la legge, "opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza". In parole semplici: conta che tu fossi davvero incinta quando sei stata licenziata, non che l’azienda lo sapesse. Dopo il licenziamento devi presentare al datore un certificato medico che provi la gravidanza a quella data.

Un licenziamento intimato violando questo divieto è nullo. Lo stesso vale per il licenziamento causato dalla richiesta o dall’uso del congedo parentale o dei permessi per la malattia del bambino. E il divieto si applica, con le stesse regole, in caso di adozione e affidamento.

Le eccezioni: quando il divieto non vale

La legge elenca i casi in cui il licenziamento resta possibile. Sono questi: una colpa grave della lavoratrice che sia una vera giusta causa, la chiusura dell’attività dell’azienda a cui sei addetta, la fine del lavoro per cui eri stata assunta o la scadenza del contratto a termine, l’esito negativo del periodo di prova. Fuori da questi casi il divieto resta fermo.

Cosa fare subito

  1. Conserva la lettera di licenziamento. Segna il giorno in cui l’hai ricevuta: da quel giorno decorrono i termini per contestarla.
  2. Procurati il certificato di gravidanza. Chiedilo al medico o al ginecologo e consegnalo al datore di lavoro: la legge lo richiede per far valere il divieto. Tienine una copia con la prova della consegna.
  3. Contesta il licenziamento per iscritto. Il licenziamento va impugnato entro sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione scritta. Basta una lettera, anche scritta senza avvocato, o l’intervento del sindacato, che faccia capire che non accetti il licenziamento.
  4. Non aspettare dopo la lettera. L’impugnazione perde efficacia se, entro i successivi centottanta giorni, non depositi il ricorso in tribunale o non chiedi il tentativo di conciliazione o l’arbitrato. Fatti seguire da un avvocato per non perdere i termini.
  5. Non firmare nulla in fretta. Accordi, rinunce o dimissioni proposte "per evitare problemi" possono togliere le tutele. Prima fai controllare il documento.

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Cosa hanno deciso i giudici

Licenziata per le troppe assenze, ma era incinta: licenziamento nullo
Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n. 12060 del 7 maggio 2025

Una dipendente era stata licenziata il 9 marzo 2019 perché aveva superato il periodo di comporto, cioè il numero massimo di giorni di malattia che il contratto permette di fare prima di poter essere licenziati. All’epoca però era incinta. L’azienda sosteneva che la regola sul comporto dovesse prevalere.

La Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice. Il divieto di licenziare in gravidanza, hanno scritto i giudici, "introduce una deroga alla intera disciplina limitativa dei licenziamenti", e vale anche se l’azienda ha motivi che di norma giustificherebbero il licenziamento, compreso il superamento del comporto.

I giudici hanno aggiunto che non conta se la lavoratrice o il datore sapessero della gravidanza: conta lo stato oggettivo. Per te significa che chiamare la causa "assenze" o "crisi aziendale" non basta a rendere valido un licenziamento fatto in un periodo protetto.

Gli errori da evitare

  1. Far passare i sessanta giorni. Anche un licenziamento nullo va contestato nei tempi. Una lettera inviata subito vale più di una causa pensata troppo tardi.
  2. Non consegnare il certificato. Senza la prova della gravidanza all’epoca del licenziamento, il divieto è più difficile da far valere.
  3. Accettare le dimissioni "concordate". Le dimissioni in gravidanza e nei primi tre anni di vita del bambino devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro: senza convalida non producono effetto.
  4. Pensare che il comporto o la crisi giustifichino tutto. Come ha detto la Cassazione, nel periodo protetto contano solo le eccezioni previste dalla legge.

Per approfondire puoi leggere anche il nostro articolo su licenziamento in maternità o per matrimonio: quando è nullo e la guida su come impugnare un licenziamento: termini e cosa fare. Se vuoi un parere sul tuo caso, lo studio ha sede a Viterbo e segue lavoratrici e lavoratori in tutta Italia anche online.

Domande frequenti

Posso essere licenziata se non ho ancora detto di essere incinta?

Il divieto dipende dallo stato oggettivo di gravidanza, non da quando lo comunichi. La Cassazione ha chiarito che non conta se la lavoratrice o il datore sapessero della gravidanza. Dopo il licenziamento devi però presentare al datore un certificato che provi la gravidanza all’epoca.

Fino a quando non possono licenziarmi?

Dall’inizio della gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro (i mesi di astensione obbligatoria) e fino al compimento di un anno di età del bambino. Lo stesso vale, con le regole sue proprie, in caso di adozione e affidamento.

Il divieto vale anche per il padre?

Sì, per il padre che usufruisce del congedo di paternità il divieto dura quanto il congedo e si estende fino al compimento di un anno di età del bambino. È nullo anche il licenziamento causato dalla richiesta o dall’uso del congedo parentale.

Posso dimettermi durante la gravidanza?

Sì, ma le dimissioni presentate in gravidanza e nei primi tre anni di vita del bambino devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, altrimenti non producono effetto. Se ti dimetti nel periodo protetto non devi dare il preavviso e hai diritto alle indennità previste per il licenziamento.

Entro quanto tempo devo contestare il licenziamento?

La legge dice che il licenziamento va impugnato entro sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione scritta, anche con una semplice lettera. Poi, entro i successivi centottanta giorni, devi depositare il ricorso in tribunale oppure chiedere il tentativo di conciliazione o l’arbitrato.

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