Risarcimento del danno da demansionamento: cosa deve provare il lavoratore
Essere assegnati a mansioni inferiori non basta, da solo, per ottenere un risarcimento. Il lavoratore deve dimostrare anche il danno concreto che ha subito. Lo ha ribadito la Cassazione con l’ordinanza n. 23144 del 2020.
Il caso
Un impiegato di alto livello, che forniva pareri legali alle società del gruppo, era stato distaccato presso la società controllante e adibito a mansioni di gestione dei dati amministrativi degli automezzi, corrispondenti a un livello molto inferiore. Il Tribunale gli aveva riconosciuto un risarcimento; la Corte d’appello lo aveva negato perché il lavoratore non aveva indicato fatti specifici sul danno subito. La Cassazione ha confermato la decisione d’appello.
Cass. ord. n. 23144/2020.
Il principio: il danno non è automatico
Secondo la Corte, il danno da demansionamento non coincide con l’inadempimento del datore e non è una conseguenza automatica di ogni demansionamento illegittimo. Non basta dimostrare che la condotta del datore poteva causare un danno: il lavoratore deve provare il danno e il collegamento con il demansionamento.
La prova può essere data anche per presunzioni, cioè risalendo dal fatto noto a quello da dimostrare. Ma i fatti di partenza vanno allegati in modo concreto, ad esempio:
- quanto è durato il demansionamento;
- quanto era visibile, dentro e fuori l’azienda;
- quali aspettative di carriera sono state frustrate;
- come sono cambiate le abitudini di vita.
Con le parole della Corte, il fatto noto non può essere l’ingiustizia in sé, ma almeno “l’ingiustizia circostanziata, esaminata, cioè, nel suo contesto particolare”.
Cass. ord. n. 23144/2020.
Il caso dell’inattività forzata
La Corte ricorda che alcune pronunce alleggeriscono la prova quando il lavoratore, prima impegnato in funzioni che “ne esaltavano la professionalità”, viene lasciato del tutto inattivo. In quel caso può essere risarcito il danno non patrimoniale e, se si dimostrano riflessi negativi in termini strettamente economici, anche quello patrimoniale.
Cass. ord. n. 23144/2020.
Cosa significa in pratica
Chi ritiene di essere stato demansionato dovrebbe raccogliere fin da subito elementi concreti: ordini di servizio, email, organigrammi, testimonianze, documenti sulle mansioni prima e dopo, eventuali certificati medici. Il ricorso deve descrivere con precisione questi fatti, perché affermazioni generiche non bastano.
La giurisprudenza più recente conferma che il giudice può liquidare il danno anche in via equitativa, partendo da elementi come la durata del demansionamento, il tipo di professionalità colpita e la sua conoscibilità.
Art. 2103 c.c.; Cass. n. 17010/2026.
Leggi anche
Parliamo del tuo caso
Lo studio si trova a Viterbo e segue lavoratori in tutta la provincia. Scrivici su WhatsApp, chiamaci o prenota direttamente una consulenza.
AVVOCATO MATTEO MOSCIONI
- Phone0761 411468
- E-mailavvocatomoscioni@gmail.com
- Pecmatteomoscioni@pec.ordineavvocativiterbo.it
- AddressVia Sandro Pertini 9 - 01100 Viterbo
Le informazioni di questa pagina hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza sul caso concreto.