26 Ottobre 2026

Licenziare un dipendente per assenze ingiustificate

In breve

Per licenziare un dipendente per assenze ingiustificate devi prima contestargli il fatto per iscritto, ascoltare la sua difesa e solo dopo decidere. Conta il contratto collettivo della tua azienda: di solito dice dopo quanti giorni di assenza si può arrivare al licenziamento. Il giudice guarda anche se l’assenza era davvero senza motivo e se la sanzione è proporzionata. Saltare un passaggio è il modo più rapido per perdere la causa.

Un tuo dipendente non si presenta al lavoro da giorni e non risponde. Vuoi licenziarlo, ma sai che un errore di procedura può costarti una causa. Ecco come licenziare un dipendente per assenze ingiustificate nel modo corretto, e cosa guardano i giudici.

Quando l’assenza è davvero ingiustificata

Un’assenza è ingiustificata quando il dipendente non è al lavoro e non ha un motivo valido riconosciuto dalla legge o dal contratto: malattia certificata, permessi, ferie, congedi. Non basta che il dipendente sia sparito: devi poter dire con certezza che nessuna di queste giustificazioni c’è.

Il codice civile permette di recedere senza preavviso solo se si verifica una causa che «non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto». È la cosiddetta giusta causa, cioè un fatto così grave da rompere la fiducia. Non ogni assenza lo è: un solo giorno saltato di solito non basta, mentre molti giorni di fila, o assenze ripetute, possono bastare.

La misura la dà soprattutto il contratto collettivo applicato in azienda. Molti contratti indicano dopo quanti giorni di assenza ingiustificata scatta il licenziamento e quando basta invece una sanzione più leggera, come una multa o una sospensione. Prima di muoverti, leggi il codice disciplinare del tuo contratto.

La procedura corretta, passo per passo

  1. Raccogli i fatti. Annota le date esatte delle assenze, controlla presenze, messaggi, telefonate e PEC. Verifica che non ci sia un certificato medico, un permesso o un congedo che spieghi l’assenza.
  2. Leggi il contratto collettivo. Cerca la parte sulle assenze ingiustificate: ti dice quale sanzione è prevista per quanti giorni. La legge richiede che le regole disciplinari siano portate a conoscenza dei lavoratori con affissione in un luogo accessibile a tutti: verifica che il codice disciplinare sia esposto in azienda.
  3. Invia la contestazione scritta. Descrivi il fatto in modo preciso: quali giorni, quale mancanza. La legge vieta qualsiasi provvedimento disciplinare senza aver prima contestato l’addebito e senza aver sentito il lavoratore a sua difesa.
  4. Ascolta la difesa. Il dipendente può rispondere per iscritto o chiedere un incontro, e può farsi assistere da un rappresentante sindacale. Leggi con attenzione le sue spiegazioni: se porta un certificato o un permesso, il quadro cambia.
  5. Rispetta i cinque giorni. I provvedimenti più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano passati cinque giorni dalla contestazione scritta. Attendi che il tempo passi, poi decidi.
  6. Decidi e comunica per iscritto. Se le giustificazioni non reggono e la gravità è confermata, invia la lettera di licenziamento. Se il caso è meno grave, scegli una sanzione più leggera: è più prudente di un licenziamento che poi il giudice annulla.

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Cosa hanno deciso i giudici sulle assenze ingiustificate?

Licenziato per assenza ingiustificata, ma era in permesso per assistere il figlio disabile: licenziamento annullato
Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n. 5611 del 3 marzo 2025

Un’azienda aveva licenziato un lavoratore perché si era assentato per nove giorni, dall’8 al 16 aprile 2020, senza giustificazione. Lui sosteneva di aver usato i giorni di permesso previsti per assistere il figlio minore con disabilità grave. La Corte d’appello gli ha dato ragione: ha annullato il licenziamento e ordinato la reintegra, cioè il ritorno al posto di lavoro. La Cassazione ha confermato.

Il punto decisivo è questo: l’azienda aveva contestato soltanto l’assenza ingiustificata. Per i giudici, non avvisare l’azienda è una cosa diversa dall’assenza senza motivo, e la legge e il contratto non le equiparavano. Il fatto contestato, quindi, non esisteva. Per te significa che la lettera di contestazione deve descrivere il fatto giusto: se c’è un permesso, non puoi parlare di assenza ingiustificata.

Sei giorni di assenza senza giustificazione: licenziamento valido
Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n. 8074 del 27 marzo 2025

Un lavoratore si era assentato dal 1 al 10 giugno 2016 chiedendo un congedo per assistere il padre disabile, ma senza la documentazione necessaria. L’assenza è stata considerata ingiustificata. Il contratto collettivo applicato in azienda prevedeva il licenziamento con preavviso per l’assenza non giustificata protratta per sei giorni consecutivi, mentre riservava la sanzione più leggera alle assenze fino a cinque giorni.

La Cassazione ha confermato che il licenziamento era valido: ha pesato sia la durata dell’assenza sia il modo superficiale e negligente con cui il lavoratore aveva presentato le richieste. Per la tua azienda la lezione è chiara: il contratto collettivo è il primo punto di riferimento per capire se l’assenza è abbastanza grave.

Gli errori da evitare

  1. Licenziare senza contestazione scritta. Chiamare il dipendente e dirgli «sei fuori» non basta: serve la lettera con il fatto descritto e la possibilità di difendersi.
  2. Contestare il fatto sbagliato. Se parli di assenza ingiustificata ma il dipendente aveva un permesso o un certificato, rischi che il giudice dica che il fatto non esiste.
  3. Ignorare il contratto collettivo. Se il contratto prevede una sanzione più leggera per quel numero di giorni, il licenziamento può essere annullato perché sproporzionato.
  4. Non controllare le giustificazioni. Prima di agire verifica certificati medici, permessi e congedi: sono le prime cose che il lavoratore porterà in giudizio.
  5. Applicare la sanzione troppo presto. Non puoi applicare un provvedimento più grave del rimprovero verbale prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione scritta.

Se vuoi approfondire, leggi anche come funziona la contestazione disciplinare tardiva e cosa guardano i giudici nella proporzionalità del licenziamento.

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Domande frequenti

Quanti giorni di assenza ingiustificata servono per licenziare?

Non c’è un numero uguale per tutti: dipende dal contratto collettivo applicato in azienda, che di solito indica dopo quanti giorni di assenza si può arrivare al licenziamento. Per questo il primo controllo da fare è leggere il codice disciplinare del tuo contratto.

Posso licenziare subito, senza contestazione?

No. Prima devi contestare per iscritto il fatto al dipendente e sentire la sua difesa. Senza questo passaggio il licenziamento disciplinare rischia di essere annullato.

L’assenza è ingiustificata se il dipendente non mi avvisa?

Non sempre. In un caso deciso dalla Cassazione, la mancata comunicazione non è stata equiparata all’assenza ingiustificata perché né la legge né il contratto la prevedevano così. Conviene quindi contestare il fatto esatto: assenza senza motivo oppure mancato avviso.

Cosa rischio se il licenziamento viene dichiarato illegittimo?

Dipende dal caso: il giudice può ordinare il ritorno del dipendente al lavoro oppure riconoscergli un risarcimento. In un caso esaminato dalla Cassazione l’azienda è stata condannata alla reintegra, cioè al ritorno del lavoratore al suo posto.

Devo aspettare prima di inviare la contestazione?

No, conviene muoversi senza ritardi ingiustificati, anche per non far pensare che tu abbia tollerato il comportamento. La legge prevede che il provvedimento non possa essere applicato prima che siano passati cinque giorni dalla contestazione scritta, per lasciare tempo alla difesa del dipendente.

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