4 Novembre 2026

Contratto a termine: durata massima, proroghe e rischi

In breve

Un contratto a termine può durare al massimo 12 mesi senza dover indicare nessun motivo. Fino a 24 mesi puoi arrivare solo se ricorre una delle condizioni previste dalla legge, per esempio la sostituzione di un lavoratore assente. Se superi la durata massima, se proroghi troppe volte o se riassumi il lavoratore troppo presto, il contratto diventa a tempo indeterminato.

Ti serve una persona solo per qualche mese e pensi a un contratto a termine. Ma per quanto tempo puoi tenerla, e quante volte puoi prorogare o rinnovare il contratto senza rischiare?

Contratto a termine: quanto può durare e quando serve un motivo

La regola di partenza è semplice: puoi assumere a termine per un massimo di dodici mesi, e in questo periodo non devi spiegare perché.

Il contratto può durare più di dodici mesi, ma mai più di ventiquattro, solo se c’è almeno una di queste condizioni: il contratto collettivo che applichi lo prevede; oppure, se il contratto collettivo non dice nulla, le parti individuano esigenze tecniche, organizzative o produttive; oppure stai sostituendo altri lavoratori. Senza una di queste condizioni, dal tredicesimo mese il contratto è a tempo indeterminato.

Attenzione al conteggio dei ventiquattro mesi. Si sommano tutti i contratti a termine tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore per mansioni di pari livello e categoria legale, anche se tra l’uno e l’altro ci sono pause. Si contano anche i periodi in cui il lavoratore era da te tramite agenzia di somministrazione. Oltre i ventiquattro mesi, scatta il tempo indeterminato.

Un dettaglio che riguarda il periodo in cui siamo: nel testo di legge letto su BuddaLaw, la seconda strada (le esigenze individuate dalle parti quando il contratto collettivo non prevede nulla) è indicata “entro il 31 dicembre 2026”. Se programmi contratti oltre i dodici mesi, fai verificare subito come muoverti.

La procedura corretta, passo per passo

  1. Metti il termine per iscritto. Senza atto scritto il termine non ha effetto. Devi consegnare una copia al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio del lavoro. Eccezione: rapporti fino a dodici giorni.
  2. Conta i mesi con precisione. Tieni un prospetto per ogni lavoratore: date, mansioni, eventuali periodi in somministrazione.
  3. Oltre i dodici mesi, verifica la condizione. Se non ricorre nessuna delle condizioni viste sopra, non andare avanti: scrivere un motivo di comodo non basta, come vedremo.
  4. Proroga solo con il consenso del lavoratore. La proroga è possibile se la durata iniziale è inferiore a ventiquattro mesi, al massimo quattro volte nell’arco di ventiquattro mesi. Alla quinta il contratto diventa a tempo indeterminato. Nei primi dodici mesi proroghi e rinnovi liberamente; dopo, solo con le condizioni di legge.
  5. Rispetta le pause tra un contratto e l’altro. Se riassumi lo stesso lavoratore entro dieci giorni dalla scadenza di un contratto fino a sei mesi, o entro venti giorni da uno più lungo, il secondo contratto diventa a tempo indeterminato.
  6. Controlla il tetto del 20 per cento. Salvo diversa previsione del contratto collettivo, i lavoratori a termine non possono superare il 20 per cento di quelli a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio. Fino a cinque dipendenti puoi sempre assumere a termine. Ci sono esenzioni, per esempio per le attività stagionali e per la sostituzione di lavoratori assenti.

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Cosa hanno deciso i giudici sul contratto a termine

Proroga senza motivo dopo il periodo in agenzia: legittima
Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 20505, depositata il 24 luglio 2024

Un lavoratore era stato per nove mesi in un’azienda tramite agenzia di somministrazione. Poi l’azienda lo aveva assunto direttamente a termine per sette mesi, senza indicare motivi, e aveva prorogato il contratto: in tutto, quel contratto durava dodici mesi. Il lavoratore sosteneva che, sommando anche il periodo in agenzia, i dodici mesi fossero superati e che la proroga richiedesse quindi un motivo.

La Cassazione gli ha dato torto. Il periodo in agenzia si somma agli altri solo per il tetto dei ventiquattro mesi, non per i dodici mesi dopo i quali servono le condizioni. Per te: due conteggi distinti, e il tetto dei ventiquattro mesi comprende anche la somministrazione. Caso deciso con le regole del 2018.

Motivo troppo generico: il contratto diventa a tempo indeterminato
Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n. 8068, depositata il 21 marzo 2023

Un ente aveva assunto una persona a termine dal settembre 2004 all’aprile 2006. Il motivo scritto nel contratto coincideva con la normale attività dell’ente e non spiegava perché servisse proprio quel lavoratore, in quelle mansioni. L’ente non ha poi dimostrato le ragioni del termine.

Il datore di lavoro deve indicare le ragioni «in modo circostanziato e puntuale».

La Cassazione ha confermato che il termine era nullo e che il rapporto era a tempo indeterminato, con un’indennità di nove mensilità fissata dai giudici. Il caso riguarda regole precedenti a quelle di oggi, ma resta utile: se devi indicare un motivo, le formule vaghe non ti proteggono.

Gli errori da evitare

  1. Prorogare oltre i dodici mesi senza una condizione di legge. Prima della proroga verifica se ricorre una delle condizioni; altrimenti il contratto diventa a tempo indeterminato.
  2. Dimenticare la somministrazione nel conteggio dei ventiquattro mesi. Se il lavoratore era già da te tramite agenzia, quei mesi contano per il tetto complessivo.
  3. Riassumere troppo presto. Rispetta le pause di dieci o venti giorni, altrimenti il secondo contratto diventa a tempo indeterminato.
  4. Scrivere un motivo generico. Se devi indicare un motivo, descrivi la situazione concreta della tua azienda, non una formula copiata.
  5. Pensare che nessuno contesti. Il lavoratore ha centottanta giorni dalla fine del contratto per impugnarlo: un errore di oggi può costarti una causa fra mesi.

Se vuoi approfondire il tema dal punto di vista del lavoratore, leggi cosa succede alla scadenza del contratto a termine e quali diritti ha chi non viene riassunto. Se invece devi chiudere un rapporto, trovi la guida su come licenziare un dipendente per scarso rendimento. Lo studio segue le aziende a Viterbo e in tutta Italia, anche online.

Domande frequenti

Quanto può durare al massimo un contratto a termine?

Fino a dodici mesi non devi indicare alcun motivo. Fino a ventiquattro mesi, sommando anche i contratti precedenti con lo stesso lavoratore per mansioni di pari livello, solo se ricorre una delle condizioni previste dalla legge. Se superi il limite, il contratto diventa a tempo indeterminato dal giorno del superamento.

Quante volte posso prorogare un contratto a termine?

Con il consenso del lavoratore, al massimo quattro volte nell’arco di ventiquattro mesi. Alla quinta proroga il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato. Dopo i primi dodici mesi la proroga è possibile solo se ricorrono le condizioni previste dalla legge.

Posso riassumere a termine lo stesso lavoratore subito dopo la scadenza?

Se lo riassumi entro dieci giorni dalla scadenza di un contratto fino a sei mesi, o entro venti giorni da uno più lungo, il secondo contratto diventa a tempo indeterminato. Fanno eccezione le attività stagionali e i casi previsti dai contratti collettivi.

Quanti dipendenti a termine posso avere?

Salvo diversa previsione del contratto collettivo, non più del 20 per cento dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno. Fino a cinque dipendenti puoi sempre assumere a termine. In caso di sforamento il contratto non diventa a tempo indeterminato, ma scatta una sanzione amministrativa.

Cosa rischio se il contratto a termine non è in regola?

Il lavoratore ha centottanta giorni dalla fine del contratto per contestarlo. Se il contratto si è trasformato in tempo indeterminato, il giudice ti condanna a pagare un’indennità tra 2,5 e 12 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.

Avvertenza
Il presente articolo ha finalità esclusivamente divulgative e informative. Non costituisce parere legale né consulenza professionale. Le informazioni riportate si basano su pronunce della Corte di Cassazione reperite nella banca dati BuddaLaw e possono non riflettere l’evoluzione normativa o giurisprudenziale successiva alla data di pubblicazione. Per ogni questione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato. L’autore e il gestore del sito declinano ogni responsabilità per l’uso improprio delle informazioni qui contenute.

Questo articolo è stato elaborato e redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e potrebbe contenere errori. Le fonti giurisprudenziali sono state ricercate e verificate sulla banca dati BuddaLaw.

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AVVOCATO MATTEO MOSCIONI