TFR non pagato: cosa fare e in quanto tempo agire
In breve
Il TFR (trattamento di fine rapporto, la liquidazione) si può chiedere quando il rapporto di lavoro finisce. Se l’azienda non lo paga, il primo passo è una lettera scritta che le intima di pagare: serve anche a interrompere la prescrizione, cioè il termine di cinque anni entro cui il diritto si perde.
Se l’azienda è insolvente o fallita, il TFR non è perso: puoi chiedere il pagamento al Fondo di garanzia dell’INPS. Prima ti muovi, più strade hai.
Il rapporto di lavoro è finito, per licenziamento o per dimissioni, ma sul conto non è arrivato nulla. Se ti stai chiedendo TFR non pagato cosa fare, la prima cosa da sapere è che quei soldi sono tuoi: sono una parte di stipendio che l’azienda ha accantonato anno dopo anno e che deve restituirti alla fine.
TFR non pagato: cosa significa e quando succede
Il Codice civile dice che, in ogni caso di fine del rapporto di lavoro subordinato, il lavoratore ha diritto al trattamento di fine rapporto. Si calcola sommando, per ogni anno di servizio, una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5. Ogni anno la somma accantonata viene rivalutata.
Il TFR è quindi uno stipendio rimandato a più avanti. Per questo la Cassazione lo chiama retribuzione differita: matura mentre lavori, ma diventa esigibile, cioè puoi pretenderlo, solo quando il rapporto finisce.
Può succedere che l’azienda ritardi, paghi meno del dovuto o non paghi affatto. Può anche accadere che chiuda, vada in crisi o fallisca prima di liquidarti. In tutti questi casi il diritto resta, ma bisogna muoversi nel modo giusto e nei tempi giusti.
Cosa fare subito se il TFR non ti viene pagato
- Segna la data in cui il rapporto è finito. Da quel giorno decorre la prescrizione: per le indennità dovute alla cessazione del rapporto di lavoro il Codice civile prevede cinque anni.
- Raccogli i documenti. Servono il contratto, le buste paga, le Certificazioni Uniche, la lettera di licenziamento o di dimissioni e ogni messaggio in cui l’azienda parla della liquidazione.
- Chiedi il conteggio. Scrivi all’azienda e chiedi il prospetto del TFR maturato. Se la cifra è più bassa di quella che ti aspetti, confrontala con le buste paga.
- Manda una diffida scritta. È una lettera con cui chiedi il pagamento entro un termine. Il Codice civile dice che la prescrizione è interrotta da ogni atto che valga a costituire in mora il debitore. Mandala in modo da poter provare la data (PEC o raccomandata).
- Se l’azienda è fallita o in procedura. Devi chiedere l’ammissione del tuo credito allo stato passivo, l’elenco dei creditori. Poi, trascorsi quindici giorni dal deposito dello stato passivo, puoi chiedere il TFR al Fondo di garanzia dell’INPS, che paga entro 60 giorni dalla richiesta.
- Se l’azienda non può fallire e non paga. Il Fondo può intervenire anche in questo caso, ma solo dopo che hai tentato l’esecuzione forzata sui beni dell’azienda e il ricavato è risultato insufficiente.
- Se l’azienda non risponde, rivolgiti a un avvocato. Il passo successivo è il ricorso al giudice del lavoro. Il giudice, quando condanna al pagamento di crediti di lavoro, deve indicare gli interessi legali e può riconoscere anche il maggior danno per la perdita di valore del credito.
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Cosa hanno deciso i giudici sul TFR
Un cassiere in servizio dal 1999 in una società poi finita in amministrazione straordinaria, una procedura per le aziende in grave crisi, aveva chiesto di essere ammesso tra i creditori anche per il TFR, oltre 31 mila euro. Il suo rapporto di lavoro però era ancora in corso. Il Tribunale ha respinto la richiesta per questo motivo.
La Cassazione ha confermato la decisione: il TFR matura anno dopo anno, ma diventa esigibile solo quando il rapporto cessa definitivamente. Le dimissioni per giusta causa del lavoratore erano arrivate dopo e non erano state portate nel giudizio di merito, quindi non hanno cambiato l’esito. Cosa significa per te: non chiedere il TFR in anticipo e, appena il rapporto finisce, fai valere subito il tuo diritto con una richiesta nuova.
Un lavoratore in servizio dal 2001 aveva visto la sua azienda finire in crisi e il ramo in cui lavorava passare a un’altra società, che lo aveva riassunto e aveva accantonato il TFR solo dal 2019. Dopo le sue dimissioni nel 2022 aveva chiesto di essere ammesso al fallimento della vecchia società per oltre 15 mila euro di TFR. Il Tribunale lo aveva ammesso solo per una piccola parte, ritenendo non provato quanto fosse maturato nei vari periodi.
La Cassazione ha dato ragione al lavoratore e ha ammesso il suo credito come privilegiato, cioè da pagare prima di altri creditori. Ha spiegato che il TFR resta sempre un credito del lavoratore verso il datore, anche se le somme dovevano essere versate al Fondo di Tesoreria dell’INPS, e ha ricordato che il diritto si prescrive in cinque anni dalla fine del rapporto. Cosa significa per te: se l’azienda fallisce, non rinunciare. La strada passa dall’elenco dei creditori.
Gli errori da evitare
- Lasciar passare gli anni. I cinque anni partono dalla fine del rapporto. Se aspetti e non mandi nulla per iscritto, rischi di perdere il diritto.
- Fidarti di promesse a voce. Un "te lo paghiamo il mese prossimo" non interrompe la prescrizione e non prova nulla. Chiedi sempre una conferma scritta.
- Firmare quietanze o rinunce senza leggerle. Prima di firmare un documento che dichiara tutto saldato, fatti consigliare: potresti rinunciare a somme che ti spettano.
- Dare il TFR per perso se l’azienda chiude. La chiusura o il fallimento non cancellano il tuo credito: esistono l’ammissione al passivo e il Fondo di garanzia dell’INPS.
- Accettare il conteggio senza controllarlo. Un TFR pagato in misura ridotta è un TFR non pagato in parte. Confronta la cifra con le buste paga e, se non torna, contesta per iscritto.
Se vuoi approfondire, leggi anche l’articolo su come recuperare uno stipendio non pagato e quello su chi paga se l’azienda in appalto non paga. Se sei in provincia di Viterbo puoi passare in studio, ma seguiamo lavoratori in tutta Italia anche online.
Domande frequenti
Entro quanto tempo devo chiedere il TFR non pagato?
Il codice civile prevede una prescrizione di cinque anni per le indennità dovute alla fine del rapporto di lavoro. Secondo la Cassazione il conto parte dalla fine del rapporto. Una lettera che mette in mora l’azienda può interrompere la prescrizione.
Posso chiedere il TFR mentre sto ancora lavorando?
In linea di principio no: il TFR si può esigere quando il rapporto finisce. La legge prevede solo un’anticipazione, una sola volta, per chi ha almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore, fino al 70 per cento e solo per spese sanitarie straordinarie o per l’acquisto della prima casa.
Se l’azienda fallisce perdo il TFR?
No. Il TFR resta un tuo credito: devi chiederne l’ammissione al passivo, cioè all’elenco dei creditori della procedura. Dopo quel passaggio puoi chiedere il pagamento al Fondo di garanzia dell’INPS, che deve pagare entro 60 giorni dalla richiesta.
Come si calcola il TFR?
Per ogni anno di servizio si accantona una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, che poi si rivaluta ogni anno. Nella retribuzione contano tutte le somme versate in modo non occasionale, con esclusione dei rimborsi spese. Il conto esatto dipende dal tuo contratto: fallo verificare.
Sul TFR pagato in ritardo spettano interessi e rivalutazione?
Quando il giudice condanna al pagamento di crediti di lavoro, deve indicare gli interessi nella misura legale e può riconoscere anche il maggior danno per la perdita di valore del credito, dal giorno in cui il diritto è maturato. Quanto spetta nel tuo caso va però valutato sui documenti.
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