2 Novembre 2026

Dimissioni del dipendente: preavviso e cosa fare

In breve

Un dipendente a tempo indeterminato può dimettersi in qualsiasi momento, ma deve dare il preavviso previsto dalle regole del contratto collettivo, dagli usi o, in mancanza, secondo equità. Se non lo rispetta, deve all’azienda un’indennità pari alla retribuzione del periodo di preavviso. Le dimissioni sono valide solo se inviate per via telematica, e il dipendente può ripensarci entro sette giorni.

Un tuo collaboratore ti dice che se ne va. Le dimissioni del dipendente sembrano una pratica semplice, ma le aziende sbagliano spesso: accettano una comunicazione nella forma sbagliata o calcolano male l’indennità di preavviso. Qui trovi cosa fare, passo per passo.

Come funzionano le dimissioni del dipendente

Nel contratto a tempo indeterminato ognuno dei due contraenti può chiudere il rapporto, a condizione di dare il preavviso. Lo dice il Codice civile (art. 2118): il preavviso va dato nei tempi e nei modi stabiliti dalle norme di categoria, dagli usi o secondo equità. Nella pratica, la durata la trovi nel contratto collettivo applicato in azienda.

Le dimissioni, poi, hanno una forma obbligata. Secondo l’art. 26 del D.Lgs. 151/2015 vanno fatte esclusivamente con modalità telematiche, usando i moduli del Ministero del lavoro, e trasmesse sia all’azienda sia all’Ispettorato del lavoro. Se manca questa forma, le dimissioni sono inefficaci, cioè è come se non fossero mai state date.

Attenzione: entro sette giorni dalla trasmissione del modulo il dipendente può revocare le dimissioni con le stesse modalità. Prima, la sua uscita non è definitiva.

A cosa serve il preavviso e quanto vale l’indennità

Quando a lasciare è il lavoratore, il preavviso serve a dare all’azienda il tempo di organizzarsi e trovare un sostituto. Lo ha ricordato la Cassazione in una sentenza di luglio 2026.

Chi recede ha due strade. Può far lavorare il preavviso fino all’ultimo giorno, oppure può chiudere subito e pagare l’indennità sostitutiva. In entrambi i casi il rapporto finisce senza strascichi. Se il dipendente se ne va in tronco, l’azienda ha diritto a un’indennità pari alla retribuzione del periodo di preavviso (art. 2118 c.c.).

Come si calcola? Entrano nel conto anche provvigioni, premi di produzione, partecipazioni agli utili e ogni altro compenso continuativo, esclusi solo i rimborsi spese. Se una parte della paga è variabile, si fa la media degli ultimi tre anni di servizio, o del periodo più breve se il dipendente è in azienda da meno (art. 2121 c.c.).

La procedura corretta, passo per passo

  1. Controlla come sono arrivate le dimissioni. Devono essere state inviate con il modulo telematico. Un messaggio su WhatsApp, una mail o una lettera firmata non bastano da soli: se la forma è sbagliata, le dimissioni sono inefficaci.
  2. Aspetta i sette giorni. Fino a quel momento il dipendente può revocare. Evita scelte irreversibili, come firmare un contratto con il sostituto che parte subito, prima che il termine sia scaduto.
  3. Verifica il preavviso nel contratto collettivo. Apri il testo applicato in azienda e leggi la clausola: la durata non si ricorda a memoria.
  4. Decidi cosa vuoi. Se ti serve tempo per sostituirlo, chiedi il preavviso lavorato. Se non ti serve più la sua prestazione, puoi rinunciare al preavviso.
  5. Se il dipendente non lo rispetta, calcola l’indennità. Usa la retribuzione completa del periodo di preavviso, con gli elementi continuativi indicati sopra.
  6. Se sparisce senza dimettersi, usa la procedura dell’assenza. Quando l’assenza ingiustificata supera il termine fissato dal contratto collettivo o, in mancanza, i quindici giorni, comunichi la situazione all’Ispettorato del lavoro. Il rapporto si considera chiuso per volontà del lavoratore (art. 26, comma 7-bis, D.Lgs. 151/2015).

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Cosa hanno deciso i giudici

Dimissioni senza preavviso, ma l’azienda non ha più bisogno di loro: niente indennità
Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n. 20357 del 21 luglio 2025

Una società aveva perso l’appalto in cui lavoravano alcuni dipendenti, aveva avviato la riduzione del personale e li aveva esonerati dal lavoro. I lavoratori, che avevano ricevuto un’offerta dal nuovo appaltatore, si sono dimessi subito, senza preavviso. L’azienda ha trattenuto l’indennità dalle somme di fine rapporto.

La Cassazione ha dato ragione ai lavoratori e ha confermato la restituzione. I giudici ricordano la regola: l’indennità spetta quando manca il preavviso, anche senza dimostrare un danno concreto. Ma nel caso concreto l’azienda aveva già detto di non volere più la loro prestazione e l’attività era cessata. Non c’era quindi un interesse da proteggere con il preavviso.

Il preavviso è liberamente rinunciabile dalla parte receduta.

Cosa significa per te: l’indennità ti spetta quando il preavviso ti serve davvero. Se hai già deciso di fare a meno della persona, trattenerla rischia di costarti una causa.

L’indennità di preavviso è dovuta anche se non c’è un danno dimostrabile
Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 23714 del 21 luglio 2026

Un lavoratore di una cooperativa di pulizie aveva perso il posto per la fine dell’appalto ed era stato subito assunto dall’impresa subentrante. La Cassazione ha comunque riconosciuto l’indennità: chi la chiede non deve dimostrare un danno.

Cosa significa per te: se il dipendente se ne va senza preavviso, puoi chiedere l’indennità senza provare quanto ti costa sostituirlo.

Gli errori da evitare

  1. Accettare dimissioni fuori forma. Se non arrivano con il modulo telematico sono inefficaci. Chiedi al dipendente di rifarle nel modo corretto, altrimenti il rapporto formalmente non è chiuso.
  2. Trattenere l’indennità dalle spettanze finali senza verificare. Prima chiediti se avevi davvero ancora bisogno della sua prestazione. Se l’avevi già esonerato, rischi di dover restituire tutto.
  3. Calcolare l’indennità sulla sola paga base. Premi, provvigioni e compensi continuativi contano, e per la parte variabile si usa la media degli ultimi tre anni.
  4. Dimenticare che le dimissioni possono essere per giusta causa. Se il dipendente si dimette per un motivo grave che dipende da te, come gli stipendi non pagati, l’indennità di preavviso spetta a lui (art. 2119 c.c.).

Se il problema è un dipendente che non si presenta, leggi anche come licenziare un dipendente per assenze ingiustificate. E se vuoi tutelarti dalla concorrenza di chi se ne va, trovi le regole nella guida su come rendere valido il patto di non concorrenza.

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Domande frequenti

Il dipendente può dimettersi senza dare il preavviso?

Può farlo, ma deve all’azienda un’indennità pari alla retribuzione del periodo di preavviso. Se si dimette per giusta causa, cioè per un fatto così grave da non permettere di proseguire nemmeno per poco, l’indennità spetta a lui.

Come devono essere comunicate le dimissioni?

Esclusivamente per via telematica, con i moduli del Ministero del lavoro, trasmessi all’azienda e all’Ispettorato del lavoro. Senza questa forma le dimissioni sono inefficaci.

Il dipendente può ripensarci dopo aver dato le dimissioni?

Sì. Entro sette giorni dalla trasmissione del modulo può revocarle, con le stesse modalità telematiche. Conviene non decidere la sostituzione prima che il termine sia scaduto.

Cosa succede se il dipendente smette di presentarsi senza dimettersi?

Se l’assenza ingiustificata supera il termine del contratto collettivo o, in mancanza, i quindici giorni, l’azienda lo comunica all’Ispettorato e il rapporto si considera chiuso per volontà del lavoratore. Non vale se il dipendente prova di non aver potuto avvisare per forza maggiore o per un fatto dell’azienda.

Posso rinunciare al preavviso se voglio liberarmi subito del dipendente?

Sì, il preavviso può essere rinunciato dalla parte a cui spetta. Il rapporto finisce subito e non chiedi somme al dipendente. Conviene metterlo per iscritto.

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AVVOCATO MATTEO MOSCIONI