Licenziato durante la malattia: cosa fare subito
In breve
Se sei davvero malato o infortunato e puoi dimostrarlo con i certificati, le tue assenze non sono ingiustificate, anche se un certificato è arrivato in ritardo. Per la sola malattia l’azienda può licenziarti solo dopo la fine del periodo in cui la legge ti conserva il posto, il cosiddetto comporto. E se ti accusa di assenze ingiustificate, prima deve contestartelo per iscritto e ascoltarti. Hai 60 giorni dalla ricezione della lettera per impugnare il licenziamento per iscritto.
Sei a casa per malattia o per un infortunio e ti arriva una lettera di licenziamento? Spesso la motivazione è “assenze ingiustificate”, magari perché un certificato non è arrivato in tempo. Se sei stato licenziato durante la malattia, sappi che in molti casi il licenziamento si può contestare. Ecco quando e come.
Licenziato durante la malattia: quando l’azienda può farlo e quando no
Quando sei malato o infortunato, la legge ti conserva il posto per un certo periodo, chiamato periodo di comporto. Secondo l’articolo 2110 del codice civile, l’azienda può recedere per la malattia solo una volta superato quel periodo. Quanti giorni sono lo trovi, di regola, nel contratto collettivo applicato al tuo rapporto.
Diverso è il caso in cui l’azienda ti accusa di assenze ingiustificate. Qui ti contesta un comportamento, quindi si tratta di un licenziamento disciplinare. Prima di licenziarti deve contestarti il fatto per iscritto e darti modo di difenderti. Le sanzioni più gravi del rimprovero verbale non possono arrivare prima di cinque giorni dalla contestazione (articolo 7 dello Statuto dei lavoratori).
E soprattutto: se eri davvero malato e hai i certificati che lo dimostrano, l’assenza non diventa ingiustificata solo perché la comunicazione è arrivata tardi. È mancato un avviso, non la malattia.
Attenzione però: la malattia non ti rende intoccabile. Superato il comporto, o per fatti diversi e gravi, l’azienda può licenziarti. Per questo conta capire subito quale motivo ti hanno dato.
Cosa fare subito
- Raccogli tutti i certificati. Quelli del medico, quelli dell’INAIL se si tratta di infortunio, e le prove di quando li hai mandati: messaggi, email, PEC.
- Manda subito i certificati mancanti. Se qualcuno non è arrivato all’azienda, invialo ora con un mezzo che lasci traccia, e dichiarati disponibile a rientrare alla fine della malattia.
- Controlla se ti è arrivata una contestazione. Hai ricevuto una raccomandata o un avviso di giacenza? Conserva tutto: se la contestazione non ti è mai stata consegnata, è un punto a tuo favore.
- Impugna il licenziamento per iscritto entro 60 giorni. Lo prevede l’articolo 6 della legge 604 del 1966: basta un qualsiasi atto scritto, anche tramite il sindacato. Poi, entro i 180 giorni successivi, va depositato il ricorso in tribunale o chiesta la conciliazione o l’arbitrato.
- Fai il conto dei giorni di comporto. Se il licenziamento è per superamento del comporto, verifica i giorni nel contratto collettivo e controlla se ci sono periodi che non andavano contati, come le ferie.
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Cosa hanno deciso i giudici
Un manovale edile, assunto nel 2023, a gennaio 2024 cade da circa dieci metri in cantiere: fratture alla testa e agli arti, più interventi chirurgici. Per sei mesi la compagna manda i certificati al preposto via WhatsApp. Da fine luglio gli invii si fermano, ma lui resta inabile, con certificato INAIL fino al 13 ottobre.
A settembre l’azienda gli spedisce una raccomandata di contestazione, che lui non ritira. Il 24 settembre lo licenzia in tronco per assenze ingiustificate. Appena riceve la lettera, il lavoratore manda tutti i certificati e si dice pronto a rientrare. L’azienda non torna indietro.
Il giudice annulla il licenziamento per due motivi. Primo: l’azienda non ha provato che la contestazione fosse davvero arrivata, perché la sola ricevuta di spedizione non basta. Secondo: le assenze non erano ingiustificate, perché il lavoratore era davvero inabile. Il giudice aggiunge che, dopo sei mesi di certificati per un infortunio così grave, l’azienda avrebbe dovuto contattarlo prima di licenziarlo. Risultato: un’indennità di quattro mensilità.
Cosa significa per te: anche se hai mancato qualche invio, i certificati che provano la malattia restano la tua difesa più forte.
Un lavoratore viene licenziato per aver superato il periodo di comporto. Alla fine della malattia aveva chiesto le ferie a partire dal primo giorno lavorativo successivo, e l’azienda gliele aveva concesse.
I giudici hanno ritenuto che, con quella richiesta, il lavoratore si fosse assentato per un motivo diverso dalla malattia. Il conteggio del comporto si era quindi fermato alla scadenza del certificato, e il limite del contratto collettivo non era stato superato. La Cassazione ha respinto il ricorso dell’azienda.
Cosa significa per te: il conto dei giorni di comporto va sempre ricontrollato. Un errore nel calcolo può rendere illegittimo il licenziamento.
Gli errori da evitare
- Smettere di mandare i certificati. Anche se l’azienda “sa già” che stai male, ogni certificato va inviato con un mezzo che lasci traccia.
- Non ritirare le raccomandate. Puoi perdere l’occasione di difenderti prima del licenziamento. Meglio ritirarle sempre e rispondere.
- Pensare di aver perso perché un certificato è arrivato tardi. Se la malattia c’era ed è documentata, il licenziamento per assenze ingiustificate si può contestare.
- Lasciar scadere i 60 giorni. Dopo, il licenziamento non si può più impugnare.
- Fidarti del conteggio del comporto fatto dall’azienda. Fallo verificare: ferie e altri periodi possono cambiare il risultato.
Abbiamo raccontato lo stesso caso, con altri dettagli, nell’articolo non ho mandato il certificato medico: possono licenziarmi?. Se invece il licenziamento è arrivato per le troppe assenze, leggi cosa succede se ti licenziano perché ti ammali troppo. Per far valutare il tuo caso, scopri come ti assistiamo nei licenziamenti.
Domande frequenti
Possono licenziarmi mentre sono in malattia?
Per la sola malattia, l’azienda può recedere solo dopo la fine del periodo di comporto, la cui durata trovi di regola nel contratto collettivo. Può licenziarti per altri motivi, ma se ti contesta un comportamento deve prima farlo per iscritto e ascoltare la tua difesa.
Se mando il certificato medico in ritardo l’assenza diventa ingiustificata?
Secondo il Tribunale di Oristano, no, se eri davvero malato e lo dimostri con i certificati: è mancata la comunicazione, non la malattia. Il ritardo resta comunque un rischio, quindi è sempre meglio inviare tutto in tempo.
Cos’è il periodo di comporto?
È il periodo durante il quale, se sei malato o infortunato, conservi il posto di lavoro. Finché non è superato, l’azienda non può licenziarti a causa della malattia. Il numero di giorni è fissato di regola dal contratto collettivo.
Entro quanto devo impugnare il licenziamento durante la malattia?
Entro 60 giorni dalla ricezione della lettera, con un qualsiasi atto scritto, anche tramite il sindacato. Poi, entro i 180 giorni successivi, va depositato il ricorso in tribunale oppure chiesta la conciliazione o l’arbitrato.
Cosa ottengo se il licenziamento durante la malattia è illegittimo?
Dipende dal motivo e dalla tua situazione. Per chi rientra nell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, se il licenziamento arriva prima della fine del comporto la legge prevede il ritorno al posto. Nel caso deciso dal Tribunale di Oristano il lavoratore ha ottenuto un’indennità di quattro mensilità.
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