Posso rinunciare al TFR? Quando spetta e cosa fare
In breve
Finché lavori, non puoi rinunciare al TFR: una rinuncia firmata durante il rapporto è nulla, perché il diritto nasce solo quando il rapporto finisce. Dopo la cessazione puoi rinunciare o trovare un accordo, ma se l’accordo non è firmato in una sede protetta hai sei mesi per contestarlo per iscritto. Se il datore non paga, puoi agire per ottenere il pagamento e, se l’azienda è insolvente, rivolgerti al Fondo di garanzia dell’INPS.
Posso rinunciare al TFR? Di solito la domanda arriva quando il datore di lavoro mette sul tavolo un foglio da firmare. La risposta dipende dal momento in cui firmi. Qui vediamo quando spetta il TFR, come chiedere un anticipo e cosa fare se non ti viene pagato.
Cos’è il TFR e quando spetta
Il TFR, cioè il trattamento di fine rapporto, è una somma che il datore di lavoro deve pagarti quando il rapporto di lavoro finisce. Lo prevede l’articolo 2120 del codice civile: spetta in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato. Licenziamento, dimissioni, fine del contratto a termine o pensione: il motivo non conta.
Si calcola così: per ogni anno di lavoro si accantona una quota pari alla retribuzione dell’anno divisa per 13,5. Le frazioni di mese di almeno 15 giorni contano come mese intero. Ogni 31 dicembre la somma accantonata viene rivalutata con un tasso dell’1,5% fisso più il 75% dell’aumento dei prezzi calcolato dall’ISTAT.
Gli accantonamenti annuali sono solo un modo per calcolarlo: il diritto a riceverlo nasce quando il rapporto finisce.
Posso rinunciare al TFR mentre lavoro?
No. Mentre il rapporto è in corso il TFR è un diritto futuro: non puoi rinunciare a qualcosa che non hai ancora. Per questo la Cassazione considera la rinuncia firmata durante il rapporto nulla, cioè senza alcun valore, anche se le somme erano già state accantonate.
In pratica: se ti hanno fatto firmare una rinuncia mentre lavoravi, alla fine del rapporto puoi chiedere il TFR come se quella firma non ci fosse.
E dopo la fine del rapporto?
Una volta finito il rapporto il TFR è un diritto già maturato, e la rinuncia non è più nulla per questo motivo. Resta però una protezione importante, prevista dall’articolo 2113 del codice civile: le rinunce e le transazioni (cioè gli accordi con concessioni reciproche) su diritti che ti spettano per legge o per contratto collettivo non sono valide e puoi impugnarle, cioè contestarle.
Per farlo hai sei mesi dalla cessazione del rapporto oppure, se hai firmato dopo, dalla data della rinuncia. Basta un qualsiasi atto scritto, anche una lettera. Questa regola non vale per le conciliazioni firmate nelle cosiddette sedi protette, per esempio davanti al giudice o in sede sindacale: lì la firma è definitiva.
Anticipo del TFR: chi può chiederlo
L’articolo 2120 permette di chiedere un anticipo mentre lavori:
- almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro;
- un anticipo non superiore al 70% di quanto ti spetterebbe se il rapporto finisse il giorno della richiesta;
- un motivo preciso: spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche, oppure l’acquisto della prima casa per te o per i tuoi figli, documentato con atto notarile;
- una sola volta nel corso del rapporto; l’anticipo viene poi tolto dal TFR finale.
Ogni anno le richieste si accolgono entro il 10% di chi ne ha diritto e comunque il 4% dei dipendenti. Il contratto collettivo o un accordo individuale possono prevedere condizioni migliori.
TFR non pagato: cosa fare subito
- Raccogli i documenti. Buste paga, Certificazione Unica e lettera di licenziamento o di dimissioni: servono a dimostrare la durata del rapporto e la retribuzione su cui si calcola il TFR.
- Chiedi il pagamento per iscritto. Una diffida, meglio via PEC, fissa la richiesta e la data.
- Se hai firmato una rinuncia, contestala entro sei mesi. Dalla cessazione o, se hai firmato dopo, dalla firma.
- Se il datore non paga, ottieni un titolo. Con un decreto ingiuntivo o una sentenza puoi passare al pignoramento dei beni dell’azienda.
- Se l’azienda è fallita o non ha beni, chiedi al Fondo di garanzia INPS. Il Fondo si sostituisce al datore insolvente. In caso di fallimento puoi fare domanda trascorsi quindici giorni dal deposito dello stato passivo esecutivo (l’elenco dei creditori ammessi); se l’azienda non può fallire, dopo un pignoramento da cui risulti che i beni del datore non bastano. Il Fondo paga entro 60 giorni dalla richiesta.
- Non lasciar passare il tempo. La legge prevede la prescrizione in cinque anni per le indennità di fine rapporto: aspettare troppo può farti perdere il diritto.
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Cosa hanno deciso i giudici sulla rinuncia al TFR
Un lavoratore aveva firmato il 10 gennaio 2008 un accordo con cui rinunciava a un’integrazione del TFR. Il rapporto è finito il 31 gennaio. Per la Corte d’appello le date erano quasi contemporanee; la Cassazione ha annullato: al momento della firma il rapporto era ancora in corso, e tanto basta.
«Il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto del lavoratore ancora in servizio è un diritto futuro».
Cosa significa per te: anche se manca poco alla fine del rapporto, una rinuncia firmata mentre lavori non ha valore.
Un giornalista, per essere riammesso in servizio dopo un primo licenziamento, aveva accettato davanti al Prefetto il 60% delle retribuzioni arretrate, rinunciando al resto. Dopo un secondo licenziamento ha ottenuto un decreto ingiuntivo per oltre 105.000 euro tra retribuzioni e TFR. L’azienda invocava l’accordo, ma i giudici hanno dato ragione al lavoratore: non era una vera sede protetta e l’assistenza del sindacalista non era stata effettiva, cioè non lo aveva messo in condizione di sapere a quale diritto rinunciava e in quale misura.
Cosa significa per te: non basta una sede istituzionale. Conta che qualcuno ti abbia davvero spiegato cosa lasciavi.
Una lavoratrice del turismo non aveva ricevuto un TFR di circa 2.564 euro. L’azienda era stata fusa in altre società, fino a una statunitense. Lei aveva ottenuto un decreto ingiuntivo contro la vecchia azienda, già cancellata, e tentato un pignoramento a vuoto. L’INPS ha respinto la domanda al Fondo di garanzia e la Cassazione ha confermato: il debito era passato alla società incorporante, e serviva un titolo esecutivo contro di lei.
Cosa significa per te: se l’azienda cambia forma o chiude, muoviti in fretta e contro il debitore giusto.
Gli errori da evitare
- Credere che una rinuncia firmata mentre lavori ti tolga il TFR. È nulla: alla fine del rapporto puoi chiederlo per intero.
- Firmare un accordo dopo il licenziamento senza farlo leggere a nessuno. Se è firmato in una sede protetta, non potrai più tornare indietro.
- Lasciar scadere i sei mesi. Se vuoi contestare una rinuncia firmata fuori dalle sedi protette, il termine è breve: scrivi subito.
- Fare causa al soggetto sbagliato. Se l’azienda è stata cancellata, fusa o ceduta, verifica chi è oggi il debitore prima di chiedere un decreto ingiuntivo.
Se il mancato pagamento del TFR arriva insieme a un licenziamento, ricorda che anche per contestare il licenziamento ci sono termini precisi: li trovi nella guida su come impugnare un licenziamento e in che tempi. Se invece l’azienda ha chiuso la tua sede, leggi quando il licenziamento per chiusura della sede è illegittimo.
Lo studio, a Viterbo, segue lavoratori in tutta Italia anche online: verifichiamo se il TFR è giusto, se la rinuncia firmata è valida e come recuperare quanto ti spetta.
Domande frequenti sul TFR
Il datore di lavoro può chiedermi di rinunciare al TFR?
Può chiedertelo, ma se firmi mentre lavori ancora la rinuncia è nulla: il TFR è un diritto che nasce solo quando il rapporto finisce. Alla cessazione puoi chiederlo per intero, anche se hai firmato.
Quando spetta il TFR?
Spetta in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato: licenziamento, dimissioni, scadenza del contratto, pensione. Non conta il motivo per cui il rapporto è finito.
Posso chiedere un anticipo del TFR?
Sì, se hai almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. Puoi ottenere fino al 70% di quanto maturato, una sola volta, per spese sanitarie straordinarie riconosciute dalle strutture pubbliche o per l’acquisto della prima casa per te o per i tuoi figli. Il tuo contratto collettivo può prevedere condizioni migliori.
Ho firmato un accordo dopo il licenziamento: posso ancora contestarlo?
Se l’accordo contiene una rinuncia a diritti che ti spettano per legge o per contratto collettivo, puoi impugnarlo con qualsiasi atto scritto entro sei mesi dalla cessazione del rapporto o, se l’hai firmato dopo, dalla data della firma. Non puoi contestarlo, invece, se l’hai firmato in una sede protetta, per esempio davanti al giudice o in sede sindacale con un’assistenza effettiva.
Il datore non mi paga il TFR e l’azienda è fallita: cosa posso fare?
Puoi chiedere il pagamento al Fondo di garanzia dell’INPS, che si sostituisce al datore di lavoro insolvente. Prima, però, il tuo credito deve essere stato accertato nella procedura di fallimento oppure, se l’azienda non può fallire, in un titolo esecutivo seguito da un pignoramento rimasto senza esito.
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