Come impugnare il licenziamento
Se ritieni che il licenziamento sia illegittimo puoi contestarlo. Contano due cose: la forma dell’impugnazione e i termini, che sono molto stretti.
Come si impugna
Il licenziamento si impugna con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, che renda nota al datore di lavoro la volontà del lavoratore di contestarlo. In pratica, di solito è una lettera dell’avvocato inviata via PEC o raccomandata.
I vizi più frequenti
- licenziamento discriminatorio o determinato da un motivo illecito, come la ritorsione: è nullo;
- mancanza della giusta causa o del giustificato motivo, soggettivo od oggettivo;
- licenziamento comunicato solo a voce, oppure senza rispettare la procedura prevista dalla legge, come nel licenziamento disciplinare.
Quali tutele
Se il licenziamento è illegittimo, le tutele vanno da un’indennità economica fino alla reintegrazione nel posto di lavoro. Dipende dal tipo di vizio, dalla data di assunzione (prima o dopo il 7 marzo 2015) e dalle dimensioni dell’azienda.
Un’eccezione: il licenziamento a voce
Il termine di 60 giorni non vale per il licenziamento comunicato solo oralmente, che è inefficace. Ne parliamo nell’articolo sul licenziamento orale.
Attenzione ai termini. Il licenziamento va impugnato per iscritto entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione. Entro i successivi 180 giorni va depositato il ricorso in tribunale o chiesto il tentativo di conciliazione o arbitrato; se la conciliazione è rifiutata o non si raggiunge l’accordo, il ricorso va depositato entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.
Art. 6 L. 604/1966, come modificato dalla L. 183/2010 e dalla L. 92/2012.
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