12 Giugno 2017

Crediti di lavoro: interessi e rivalutazione monetaria

Retribuzione · Interessi

Quando il datore di lavoro paga in ritardo stipendi o altre somme dovute, il lavoratore ha diritto non solo agli interessi ma anche alla rivalutazione del credito. È una tutela più forte di quella prevista per i normali crediti in denaro.

Perché i crediti di lavoro sono protetti di più

Il lavoratore è di regola la parte più debole del rapporto, anche sul piano economico, e la retribuzione serve a vivere. Per questo la legge prevede una disciplina speciale che scoraggia il datore dal pagare in ritardo.

Interessi e rivalutazione insieme

Quando il giudice condanna il datore a pagare somme per crediti di lavoro, deve riconoscere, oltre agli interessi legali, anche il maggior danno subito dal lavoratore per la perdita di valore del credito (la rivalutazione monetaria), con decorrenza dal giorno in cui il diritto è maturato.

Rispetto alle regole ordinarie sui debiti in denaro, nel lavoro privato:

  • interessi e rivalutazione si sommano; secondo la giurisprudenza gli interessi si calcolano sulla somma via via rivalutata;
  • il giudice li riconosce d’ufficio, senza che il lavoratore debba fare una domanda specifica;
  • il lavoratore non deve provare di aver subito un danno ulteriore per il ritardo.

La nozione di «crediti di lavoro» è ampia: comprende non solo la retribuzione in senso stretto ma tutte le somme collegate al rapporto, comprese quelle a titolo di risarcimento.

Niente interessi di mora «maggiorati»

La Cassazione ha chiarito di recente che, per i crediti di lavoro, gli interessi da sommare alla rivalutazione sono quelli legali ordinari. Non si aggiungono gli interessi più alti che il codice civile prevede dal momento della domanda giudiziale, perché il cumulo di interessi e rivalutazione già compensa pienamente il lavoratore.

Il caso dei dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici la regola è diversa: non si cumulano interessi e rivalutazione, ma spetta solo la voce più alta tra le due. La Corte costituzionale ha ritenuto legittima questa differenza, mentre aveva eliminato lo stesso divieto per i lavoratori privati.

Per sapere come far valere un credito verso il datore vedi come recuperare i crediti di lavoro e le differenze retributive.

Art. 429, terzo comma, c.p.c.; Corte cost. n. 82/2003; Cass. n. 13624/2020; Cass. n. 34623/2025.

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AVVOCATO MATTEO MOSCIONI

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