12 Ottobre 2018

Mobbing o straining?

Mobbing · Straining

Chi subisce vessazioni sul lavoro pensa subito al mobbing. Ma il mobbing richiede requisiti precisi e difficili da provare. Quando mancano, il lavoratore può comunque essere tutelato: si parla di straining e, più in generale, di ambiente di lavoro stressogeno.

Gli elementi del mobbing

Secondo la giurisprudenza, per parlare di mobbing servono:

  • una pluralità di comportamenti ostili, ripetuti nel tempo in modo sistematico;
  • l’intento persecutorio che li unisce, cioè la volontà di isolare, umiliare o allontanare il lavoratore;
  • un danno alla salute o alla personalità del lavoratore, collegato a quei comportamenti.

L’intento persecutorio deve essere provato dal lavoratore. Proprio questo requisito rende spesso difficile vincere una causa per mobbing. Per approfondire leggi il nostro articolo sul mobbing.

Cass. n. 29400/2024; Cass. n. 12518/2025.

Se il mobbing non c’è, si perde ogni tutela?

No. L’art. 2087 del codice civile obbliga il datore di lavoro ad adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti. Questo obbligo vale anche quando non c’è un disegno persecutorio.

Per questo la giurisprudenza riconosce lo straining: comportamenti stressogeni attuati consapevolmente nei confronti di un dipendente, anche se poco numerosi o addirittura isolati, purché producano effetti negativi e duraturi sulla sua situazione lavorativa. Esempi tipici sono un demansionamento o un trasferimento punitivo.

Art. 2087 c.c.; Cass. n. 12518/2025.

L’evoluzione: l’ambiente di lavoro stressogeno

La Corte di Cassazione è andata oltre. Mobbing e straining sono considerate soprattutto categorie descrittive: quello che conta è se il datore di lavoro ha violato l’obbligo di tutela della salute.

Il datore può essere responsabile anche quando consente, pure per semplice negligenza, che si mantenga un ambiente di lavoro stressogeno che danneggia la salute, oppure quando adotta comportamenti, anche di per sé non illegittimi, capaci di causare disagio o stress.

Quindi, se il giudice esclude il mobbing, deve comunque verificare se gli stessi fatti dimostrano una violazione dell’art. 2087 c.c.

Art. 2087 c.c.; Cass. n. 3791/2024; Cass. n. 10730/2025; Cass. n. 123/2025.

Che cosa deve provare il lavoratore

Il lavoratore deve provare il danno subito e il collegamento tra il danno e l’ambiente di lavoro. Spetta invece al datore di lavoro dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per prevenirlo.

Sono utili certificati medici, comunicazioni scritte, testimonianze di colleghi e ogni documento che ricostruisca i fatti nel tempo.

Cass. n. 10730/2025.

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AVVOCATO MATTEO MOSCIONI

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