Autore: Avv. Matteo Moscioni

Possono toglierti dalla busta paga una voce pagata per dieci anni? Cosa ha deciso la Corte d’Appello di Ancona

Per dieci anni una coordinatrice scolastica riceve un’indennità di 150 euro non prevista dal CCNL. Con la promozione, il datore la cancella e ne chiede la restituzione. La Corte d’Appello di Ancona (sent. n. 114/2026) decide: il superminimo si assorbe, ma la voce consolidata è retribuzione irriducibile.

Trasferimento per incompatibilità ambientale: illegittimo se fondato solo sulle lamentele dei colleghi

Il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 949/2026, dichiara illegittimo il trasferimento di un’agente di polizia locale disposto sulla base di una lettera collettiva di colleghi mai verificata, accerta il demansionamento e liquida oltre 18.000 euro di danno non patrimoniale.

Licenziamento discriminatorio per disabilità: senza accomodamenti ragionevoli il datore perde

Il Tribunale di Grosseto dichiara nullo il licenziamento di un torrista portuale con limitazioni fisiche durature: il datore non ha dimostrato di aver cercato soluzioni organizzative ragionevoli, configurando una discriminazione vietata dalla direttiva 2000/78/CE e dall’art. 3, comma 3-bis, D.Lgs. 216/2003.

Licenziato dopo il congedo per la figlia disabile: scatta la reintegra

Il Tribunale di Lodi dichiara nullo per ritorsione il licenziamento intimato a un autotrasportatore pochi giorni dopo l’ottenimento del congedo per assistere la figlia disabile, e ne ordina la reintegrazione.

Licenziato perche ubriaco al lavoro: il Tribunale ordina la reintegra dopo 22 anni

Un addetto alle vendite si presenta in negozio in stato di ebbrezza e viene licenziato per giusta causa. Il Tribunale di Milano annulla il recesso: il CCNL Commercio prevede solo la sospensione per la manifesta ubriachezza, quindi scatta la reintegra ex art. 18.

Licenziamento senza contestazione disciplinare: per il Tribunale di Cassino il fatto è come insussistente

Il Tribunale di Cassino (sent. n. 81/2026) stabilisce che il licenziamento per giusta causa intimato senza preventiva contestazione dell’addebito non è un vizio formale, ma equivale all’insussistenza del fatto e impone la tutela reintegratoria ex art. 3, comma 2, del Jobs Act.

Pubblichi la foto di un collega sullo «stato» di WhatsApp: il licenziamento è legittimo

Un addetto di Fiumicino lega un collega con il nastro adesivo, lo fotografa e pubblica lo scatto sullo «stato» di WhatsApp. Il Tribunale di Roma conferma il licenziamento per giusta causa: lo «stato» non è corrispondenza privata tutelata dall’art. 15 Cost.

Licenziata per i titoli falsi, ma riammessa: quando il ravvedimento batte la sanzione

Una docente dichiara servizi poi risultati legati a titoli falsi, ma rinuncia spontaneamente ai punti e chiede la rettifica del punteggio. Il Tribunale di Trani (sent. n. 646/2026) annulla il licenziamento per giusta causa perche sproporzionato: la condotta riparatoria conta.

Si era ravveduta prima della contestazione: il Tribunale annulla il licenziamento per sproporzione

Una docente aveva dichiarato un servizio basato su titoli falsi, ma prima ancora della contestazione aveva rinunciato agli incarichi e chiesto la rettifica del punteggio. Il Tribunale di Trani annulla il licenziamento: il fatto c’era, ma la sanzione era sproporzionata.

Pubblicare la foto di un collega sullo «stato» di WhatsApp: si rischia il licenziamento?

Il Tribunale di Roma conferma il licenziamento di un dipendente che aveva immobilizzato un collega con il nastro adesivo e ne aveva pubblicato la foto sullo «stato» di WhatsApp. La ragione decisiva: a differenza della chat chiusa, lo «stato» non è corrispondenza privata tutelata dall’art. 15 Cost.