Autore: Avv. Matteo Moscioni

Malato ma al lavoro nel negozio della moglie: quando il licenziamento è legittimo

Assente per malattia quasi due mesi, ma fotografato dall’agenzia investigativa mentre lavora nel negozio della moglie. La Corte d’Appello di Roma dichiara legittimo il licenziamento per giusta causa: basta la «mera ipotesi» di illecito per attivare il controllo difensivo.

Videosorveglianza e controlli difensivi: senza fondato sospetto le riprese sono inutilizzabili

La Corte d’Appello di Milano (sent. n. 379/2025) ribadisce che le videoriprese raccolte da un investigatore privato, in assenza di un fondato sospetto individuale e delle procedure dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, sono inutilizzabili a fini disciplinari e rendono illegittimo il licenziamento.

Controlli difensivi sulla posta elettronica aziendale: il licenziamento regge se l’informativa è provata

Il Tribunale di Pisa (sent. n. 800/2026) delimita l’accesso datoriale alla casella aziendale: il controllo difensivo deve essere mirato e successivo al fondato sospetto, ma è la data di accettazione della policy informatica a fissare il confine dell’utilizzabilità della prova.

Sparisce dal lavoro per 49 giorni e rifiuta di dimettersi: il Tribunale condanna comunque l’azienda a 8 mensilità

Assenza ingiustificata per 49 giorni e nessun modulo telematico di dimissioni: per il Tribunale di Biella (sent. n. 171/2025) il rapporto è cessato per licenziamento. Il nuovo art. 26, comma 7-bis, D.Lgs. 151/2015 non è retroattivo e la mancata lettera di recesso costa otto mensilità.

Una foto con la parrucca inviata su WhatsApp: il dipendente può essere sanzionato?

Il Tribunale di Livorno, con la sentenza n. 280/2026, annulla la sospensione e la multa inflitte a un ispettore di Polizia Locale: la foto ironica inviata col telefono di servizio è priva di disvalore disciplinare e l’ordine impartito alle colleghe non è sanzionabile.

Licenziato per il GPS «manomesso» sull’auto aziendale: ma nessuno lo ha visto farlo

Il Tribunale di Cuneo (sent. n. 36/2026) dichiara illegittimo il licenziamento per la presunta manomissione del GPS dell’auto aziendale: senza prova certa del fatto e dell’intenzione, il fatto è insussistente e scatta la reintegra con indennità.

La battuta sgradevole del capo non è mobbing: comporto superato e licenziamento legittimo

Il Tribunale di Parma, con la sentenza n. 357/2026, respinge il ricorso di una manager del retail licenziata per superamento del comporto: senza la prova rigorosa di mobbing, straining o demansionamento, le assenze per malattia non si detraggono dal periodo di conservazione del posto.

Patto di non concorrenza nullo se il corrispettivo è simbolico: 2.500 euro non bastano

Il Tribunale di Varese, con la sentenza n. 118/2026, dichiara nullo il patto di non concorrenza con corrispettivo pari al 3% della retribuzione annua: importo meramente simbolico e privo di reale funzione compensativa. Il lavoratore non deve la penale di 13.500 euro.

Permessi 104 usati per il riposo personale: legittimo il licenziamento

Il Tribunale di Palmi, con sentenza n. 73/2026, conferma il licenziamento del lavoratore che aveva fruito dei permessi ex art. 33 L. 104/1992 senza prestare effettiva assistenza diurna alla madre disabile: se l’assistenza avviene di notte e non ci sono turni notturni, il permesso diurno è abuso del diritto.

Contratto a termine e diritto di precedenza: un anno di stipendio al lavoratore non riassunto

Il Tribunale di Roma (sent. n. 3980/2026) respinge mobbing e mansioni superiori per genericità delle allegazioni, ma condanna l’azienda a 33.309 euro: aveva assunto altre due persone ignorando il diritto di precedenza ex art. 24 D.lgs. 81/2015 esercitato dal lavoratore a termine.